Così alcuni personaggi che iniziano la loro vita come  
raffigurazioni iconiche-stimolo vengono, talvolta e in  
certe circostanze, a combaciare con l’ “anima” dello  
scrittore, per un movimento di “simpatia” del tutto  
naturale anche in situazioni reali.  
Ora, ogni personaggio ha il suo ruolo funzionale  
nella struttura del romanzo  
strategicamente teso a un certo tipo di  
“esemplarità. Questo ruolo che l’autore gli assegna,  
tende ad essere spiegato, dall’autore stesso, tramite  
questo movimento di “simpatia” e ad esser giudicato  
dall’autore. Il giudizio è reso possibile dalle varianti  
di comportamento esistenti all’interno di una stessa  
situazione. E il giudizio risulta un elemento  
costitutivo all’interno della strategia esemplare del  
romanzo.  
Ma chi è che opera la scelta delle varianti? È chiaro che  
è l’autore; ma l’autore sceglie e giudica le varianti  
secondo la propria esperienza. Ora, ciascuno di noi ha  
una sua immagine del mondo, conosce l’esistenza di un  
certo numero di atti e comportamenti umani, alcuni dei  
quali se li spiega tramite la propria esperienza per esser  
stati comportamenti che egli ha vissuto e che egli ha  
scartato, e comportamenti che non gli sono stati posti,  
ma che riesce a comprendere alla luce della situazione  
nella quale sono inseriti. Per altri invece non riesce a  
raffigurarsi tutte le coordinate della situazione  
all’interno del quale anch’egli avrebbe agito così, o  
avrebbe potuto agire così. Al posto della comprensione,  
interviene allora il giudizio morale e la raffigurazione dei  
personaggi portatori di simili comportamenti resta una