personaggi “iconici” abbiamo inteso solo  
quest’ultimo caso.  
A parte il personaggio-autore e il personaggio nel  
quale l’autore si ritrae “strategicamente” (nel nostro  
caso Blondet), ogni personaggio comincia a nascere  
come raffigurazione iconica-stimolo, ma, man mano  
che prende forma, è suscettibile di accogliere  
l’anima per così dire, dell’autore, e di diventare  
raffigurazione iconica-riflesso. Questa eventualità  
“incorporante” del personaggio rischia talvolta di  
determinare sbandamenti radicali a quella che è la linea  
strategica del romanzo, talvolta di cambiarla di segno  
addirittura. Se la linea strategica del romanzo è troppo  
importante per la vita reale dell’autore, questo si trova  
nella necessità di “neutralizzare” i personaggi pericolosi  
facendoli agire il meno possibile, forzando  
violentemente le loro caratteristiche, facendo parlare il  
personaggio-autore al loro posto.  
Ciò non vuol dire ovviamente che “le figure create  
dai grandi e seri realisti (...) vivono una vita da lui  
indipendente” 52/bis; tutt’altro! Ma per comprendere  
la ragione di questa “lotta” tra l’autore e alcuni suoi  
personaggi, è necessario risalire all’origine del  
fenomeno, cioè al processo di “incorporazione”.  
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52/bis  
Lukàcs, citato.  
Abbiamo detto che il personaggio-autore prende  
forma nel rapporto con un certo tipo di interlocutore  
e abbiamo distinto, di quest’ultimo, due facce: quella