Questa definizione, pur nella sua chiarezza, può  
determinare qualche ambiguità. Facciamo un  
esempio: “io sono forte e abile”; oppure:  
quell’uomo è debole e maldestro. Entrambe sono  
raffigurazioni iconiche perché nella coscienza di chi  
parla sono strutturalmente simili all’oggetto  
designato. Nel primo caso l’oggetto designato sono  
“io, nel secondo è “quell’uomo. La coscienza che li  
raffigura è però per entrambi la stessa: la mia. In  
una “rifletto” la raffigurazione iconica di me;  
nell’altra “rifletto” la raffigurazione iconica dello  
“stimolo” di quell’uomo.  
Abbiamo dunque due tipi di raffigurazioni iconiche: la  
raffigurazione iconica-riflesso e la raffigurazione  
iconica-stimolo. Ma entrambe rappresentano il “riflesso”  
di un’unica coscienza, e quindi entrambe non  
rappresentano che due varianti di una sola  
raffigurazione iconica: quella di colui che le esprime, in  
questo caso di me. Ma siccome io posso pensarmi in  
modi diversi, posso dare diverse raffigurazioni iconiche  
di me. Pensarsi in modi diversi vuol dire cercar di  
risolvere i propri problemi trasponendoci in situazioni  
diverse.  
Tutto il romanzo “Les Paysans” non è che un  
“riflesso” di Balzac che si manifesta letterariamente  
attraverso raffigurazioni iconiche-stimolo e  
raffigurazioni iconiche-riflesso. Le prime  
rappresentano la tipicizzazione degli stimoli che  
Balzac ha ricevuto e interpretato. Le seconde  
rappresentano le trasposizioni di Balzac stesso in  
situazioni diverse. Fino a questo punto per