la coscienza di lotta che Balzac stesso aveva e che in  
queste differenze traspone.  
Balzac non era un moralista, ma un materialista, ed  
un materialista dialettico, che ha visto in modo  
estremamente concreto come la molla delle azioni e  
delle realizzazioni umane fosse da ricercarsi negli  
interessi materiali. Ed è questo che ha fatto sì che la  
sua opera incontrasse il favore maggiore nel  
movimento rivoluzionario a partire dallo stesso  
Marx.  
Quel che in un’opera inevitabilmente si traduce è la  
soggettività dell’autore, quel che rimane e del quale  
ci si impossessa è la raffigurazione iconica, con tutta  
l’ansia di liberazione e la volontà di affermazione che  
in essa è contenuta. La coscienza di classe di Balzac,  
cieca perché senza prospettive, resta in tutta la sua  
vitalità e può esser recuperata per intero alla luce  
della teoria rivoluzionaria.  
In questa prima parte, nella quale abbiamo cercato  
di individuare l’elemento soggettivo dell’opera, l’ “io”  
di Balzac, ci siamo soffermati sostanzialmente sul  
personaggio Blondet, oltre che, ovviamente sul  
personaggio-autore, perché la posizione sociale in  
cui risulta inserito il giornalista ricalcava la posizione  
sociale in cui era inserito Balzac.  
Altri elementi di questa soggettività non mancano in  
altri personaggi, soprattutto in Montcornet che  
rappresenta una possibilità – per certi aspetti  
“vivibile” per Balzac. Abbiamo trascurato di