nella sua individualità, ha lottato contro il secolo e il
secolo l’ha distrutto, ha rinchiuso il suo “io” in
barriere insormontabili e l’ha costretto a legarsi in
condizioni subalterne con la persona chiave nella
quale poteva ancora credere di sperare, con la
Hanska.
Ma se l’ “io” progetta il suo comportamento reale
sulla base del proprio passato e delle concrete
relazioni sociali introiettate nella propria coscienza, è
anche capace di sostituire gli stimoli mnemonici
della realtà relativa a sé stesso con stimoli di altre
realtà. Egli traspone cioè il proprio “io”,
dall’inserimento nel quale si sente chiuso ad altri tipi
di inserimento, e l’ “io” si trasforma, ma è indubbio
che è sempre lo stesso io. È indubbio cioè che tutti i
personaggi-iconici di Balzac sono Balzac, trasposti in
situazioni diverse. Siccome l’opera di collegamento,
di consiglio, di giudizio di tutti i personaggi del
romanzo è condotta e unificata dal solo personaggio-
autore, questa subisce una sintesi che trova il centro
negli interessi di quest’ultimo. Ma ciò che a noi
interessa non sono i consigli, i suggerimenti che
Balzac ci dà sui suoi personaggi, perché questi
rappresentano gli interessi dell’unico personaggio-
autore, la soggettività storicamente determinata di
Balzac; a noi interessano le loro raffigurazioni
“iconiche”. E siccome per queste raffigurazioni
iconiche Balzac è, fra gli scrittori, quello che forse
meno di tutti ha operato sovrapposizioni di realtà
diverse, facendo, invece, vivere personaggi diversi in
corrispondenza delle diversità di un’unica realtà,
quello che a noi risulta sono le differenze di classe e