propria testa, le contraddizioni della propria origine
(padre-madre), lo esige. Quest’immagine di donna
rappresenta la necessità dialettica di completare la
propria immagine dell’ “io”, ma è complementare di
una metà che vive di una sua autonomia. Quando
l’immagine di questa metà “personale” (dell’ “io”)
viene a vacillare, il cercare di ricomporla non più in
una prospettiva di “riuscita” personale nel mondo,
bensì con una prospettiva di riuscita personale con l’
“altra”, l’immagine del proprio “io” perde
d’autonomia, diventa dipendente dall’immagine
dell’altra, si pone in condizioni d’inferiorità e vacilla.
Per Balzac, l’elaborazione della “linea Hanska” per la
propria riuscita personale e per la realizzazione di se
stesso, opera questa pericolosa convergenza. D’altra
parte, nella sua situazione – nella mancanza di
strumenti capaci di dare uno sbocco alla sua
concezione “classista” della società, nella mancanza
cioè di una reale prospettiva rivoluzionaria in cui
potersi inserire per portare avanti i suoi interessi di
classe, nella necessità dunque di dover scegliere
nell’ “esistente” – la sua scelta non si può definire
come incoerente: egli è stato una vittima del suo
secolo e ha lottato fino all’ultimo contro le sue
catene; catene che egli ha ben visto e delle quali era
ben cosciente: “ses travaux ... ne l’avaient amené à
rien qu’à écrivailler au profit des autres.”
Ma ha lottato individualmente. Il suo grado d
maturità politica non gli permetteva di accettare
soluzioni utopistiche e fallimentari e, d’altra parte,
non poteva arrivare ad elaborare una teoria
scientifica rivoluzionaria nella quale credere. Chiuso