gusto di questi ultimi. Proprio a proposito della  
lettera citata di Engels su Balzac, egli scrive:  
“Ed è tanto vero che i classici del marxismo  
sposavano una poetica, un gusto, un modo di  
leggere i poeti storicamente determinato, che  
proprio a proposito di Balzac, Engels si lascia irretire  
egli stesso dalla ‘paura romantica’ della presenza del  
pensiero nella poesia (come ha osservato assai bene  
il Della Volpe), quando alla giusta esigenza che la  
tendenza deve sorgere dalla situazione e dall’azione  
stessa’, aggiunge che ‘quanto più le vedute  
dell’autore restano nascoste tanto meglio è per  
l’opera d’arte’, oppure quando riconosce la capacità  
di Balzac di ironizzare con amarezza e spietatezza  
‘proprio gli uomini e le donne con cui simpatizza più  
profondamente, i nobili’, nonostante la sua  
ideologia legittimista e monarchica. Giustamente si è  
potuto osservare che proprio per quella ideologia  
(e non già a dispetto di essa) il grande narratore  
francese può dare una rappresentazione realistica e  
non edulcorata della decadenza della nobiltà: perché  
essa traeva origine ‘non da una pura e semplice  
autocritica – come pretende assai stranamente  
Lukàcs – e neanche da una sua tendenziosità tiepida  
e superficiale, ma da un atteggia-mento intellettuale  
complesso (che solo schematizzando – e  
schematizzando oltre il lecito – si può riassumere in  
un odi et amo); da una parte fedeltà indiscussa  
all’ideale monarchico assolutistico e nostalgia della  
trascorsa magnificenza storica, della vieille  
politesse française, e, dall’altra –