Inutile andare avanti all’infinito. Piuttosto sarà bene  
affrontare questo problema: se Blondet risulta  
scialbo e impersonale perché “sta per” Balzac, come  
può Balzac dar vita e carattere ad altri personaggi?  
Parlare di “io” vacillante può creare qualche  
fraintendimento. Si può pensare che l’ “io” sia tale in  
sé stesso o che, perlomeno, lo sia diventato  
irrimediabilmente, come un pezzo di legno che, una  
volta diventato sedia, non possa più diventare altra  
cosa.  
Ma l’ “io” non è un pezzo di legno, esso acquista la  
sua fisionomia a seconda della dinamica nella quale  
è inserito. Questa dinamica è rappresentata dal  
concetto di “vivibile” che, nella coscienza  
dell’individuo, risulta dal rapporto in cui mette il suo  
“io” con la sua coscienza di “uomo”.  
Schematizzando, il rapporto vissuto soggettivamente  
è io-gli altri. In questo rapporto l’individuo trova i  
propri limiti, le proprie barriere insormontabili, le  
proprie possibilità.  
Questo rapporto è concepito ovviamente come  
dinamico, cioè in una prospettiva storica: dal proprio  
passato l’io si prospetta in un certo futuro possibile.  
Le coordinate concrete attraverso le quali  
concepiamo questo rapporto e la sua dinamica sono  
certi reali rapporti umani attraverso i quali  
concepiamo il movimento della nostra vita. L’unità  
dell’io risulta da un “rapporto soggettivamente  
predominante”, o da una rete di rapporti  
soggettivamente predominanti, collegati in modo  
stabile o, comunque, ben controllabile. L’unità è