Sono di quegli inserimenti “poetici” che, in certo
modo, ci stanno come il cavolo a merenda.
Quest’ultimo esempio degli strascichi delle donne
che dicono addio è tanto a sproposito in quanto non
riferibile a nessuna situazione interna al romanzo,
mentre la prima aveva un legame ragionevole. La
seconda nota in effetti è una filiazione della prima,
una “autoreminiscenza”, ma cambiata di segno e
“significativamente” nel momento in cui si giustifica
il venir meno di Blondet ridimensionandolo. La nota
è caratteristica anche per un altro fatto. Essendo, in
questo contesto, priva di motivazione, svela ancor
meglio il suo rispondere ad una necessità intima
balzacchiana, quella di darsi un contegno, quella di
lasciar intuire chissà quali motivazioni nascoste,
chissà quali romantici passati che non sono mai
esistiti. Il dramma di Balzac non è – come vorrebbe
far credere – di aver amato e di aver sofferto
“aristocraticamente”, bensì quello di non riuscire a
dar ordine alle proprie sensazioni, di non sapersi
unificare, di non avere un “io” strutturato.
Continuiamo con qualche esempio per illustrare il
rapporto Blondet-contessa:48
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48
ivi, pp. 211-212.
“Et elle s’appuya significativement sur le bras d’Emile Blondet
pour lui faire partager des sentiments dune finesse qu’on ne
saurait exprimer, mais que les femmes devineront.