n. 2 - skeda Metropolitana, 31 luglio 2025

MULINO DEI TRE FIUMI J835

Lorenzo Baggiani


Il Mulino dei tre Fiumi si trova presso il Santuario della Madonna dei tre Fiumi, santuario piccolo e a mio avviso mistico, incastonato nel piccolo e carino agglomerato di case dall’omonimo nome, fra cui un albergo con ristorante munito di giardino che si affaccia su uno dei torrenti, luogo fresco, e particolare. Da quel luogo, proseguendo, si può raggiungere Marradi, oltrepassando il passo della Colla. In alto boschi, paesaggi e sentieri segnati fra i faggi e luoghi di ristoro come i Ghiacci nelle cui vicinanze si trova anche una antica cascata al cui interno passa un sentiero.

Si hanno notizie del Mulino dei tre Fiumi dall’anno 835, per cui parliamo di un luogo molto antico. L’attuale mugnaio: Roberto Cerbai di 79 anni, che però certo non dimostra, ha deciso di ritirarsi in pensione sperando di insegnare la sua arte e le sue competenze a chi deciderà di prendere, in futuro, il suo posto. Roberto subentrò al suocero Margheri Giorgio, da cui deriva il nome: Mulino Margheri. Nel lontano 1988, essendo già pratico del mestiere che stava intraprendendo nonostante a quel tempo facesse il camionista, sostituì velocemente e egregiamente il vecchio mugnaio Margheri Giorgio. Fortunatamente aveva già una buona manualità grazie alla quale riuscì in breve tempo a prenderne il posto, portando avanti la produzione di farine. Ma per portare avanti una simile attività non occorrono solo genio e passione.

In gioventù, negli anni fra il 1956 e il 1958, all’avviamento professionale usavano insegnare, oltre alle materie consuete, anche una sorta di preparazione e avviamento al lavoro di falegnameria, il primo anno, e poi un paio di anni di meccanica e macchine utensili, nei due successivi. Questo facilitò, e non poco, la sua futura professione.


Lavorando come mugnaio si rese conto della necessità di fare una continua manutenzione al mulino sostituendo i pezzi che via, via, si usuravano, in special modo le pale e i cucchiai di  legno di quercia delle turbine. Oltre al saper lavorare il legno occorreva pure una certa arte nel dare di scalpello e scalpellino per ravvivare le superfici consumate delle macine, lavoro chiamato: rabbigliatura.

Nel mulino venivano macinati: grano, granturco e castagne. Le farine, pur essendo macinate, rimanevano sempre di qualità semi-integrali, di tipo 1 e di tipo 2. La clientela in genere era metropolitana, del Mugello e dei dintorni.

    “J845” È una antica incisione sulla pietra dello scalino fra le due macine. Secondo un professore capitato nel mulino 25 anni fa, circa, che insegnava storia dell’arte, quella data era stata incisa in epoca Carolingia. Quel professore, che faceva parte del Gabinetto Viesseux in Firenze, si rese conto  di un’altra scritta, anch’essa molto antica, però non incisa ma rimasta abbastanza leggibile nella parte finale su una pietra: A. D. 1448, e riportata alla luce da Roberto rifacendo un intonaco, era la data o il periodo 1400-1448  in cui il mulino, che fino ad allora era di piccole dimensioni, fu ampliato e ingrandito per soddisfare le esigenze del Marchese Gerini, proprietario di tutta la vallata e i monti al di la della Sieve, per sfamare la sua famiglia, i suoi interessi e soprattutto il suo contado.        


Per eventuali ricerche storiche più approfondite, si dovrebbe ricorrere al catasto storico di Firenze, ma anche nel palazzo Vescovile si dovrebbe poter consultare tutto l’archivio dei Marchesi Gerini.

Il professore spiegò a Roberto Cellai, che per le scritte su pietra veniva utilizzato un inchiostro formato da bacche di bosco e olio di lino e che per quel motivo certe scritte sono rimaste leggibili nel tempo, comprese certe antiche scritte sul marmo di Carrara, grazie alle quali gli artigiani dell’epoca tracciavano calcoli o segni per poi tagliare a misura il marmo.

Il Mulino Margheri detto dei Tre Fiumi, è stato anche oggetto di una ricerca scolastica delle scuole medie di Marradi, all’incirca venti anni fa, per un concorso a livello nazionale.

Si narra, ma temo non ci siano riscontri assoluti, che quel genio incomparabile di Leonardo da Vinci, abbia provveduto a farne qualcuna delle sue, modificando la struttura e il disegno delle superfici macinanti.

Negli anni prima del 700, le macine lavoravano con un disegno a mezzaluna, come usavano fare i popoli mediorientali. I romani scoprirono quel tipo di arte e la misero in funzione anche nei mulini occidentali, modificandone il disegno originario, autoctono.

Leonardo da Vinci notò che la produzione di farine risultava sempre minore alle aspettative e alle

esigenze e creò, con il suo genio, l’attuale disegno in grado di raddoppiare, utilizzando la solita acqua, la quantità di farine prodotte.

Concludendo: invito tutti a visitare il Mulino dei tre fiumi, che però in questo periodo è fermo, in attesa di un sostituto che abbia voglia di portare avanti il lavoro e le tradizioni di Roberto Cellai.