n. 2 - skeda Metropolitana, 31 luglio 2025

IL PICCOLO MUSEO DI COVIGLIAIO

Lorenzo Baggiani


Il piccolo Museo si trova a Covigliaio in località Palventa nel territorio del comune di Firenzuola. Covigliaio è un paesino di case sparse intorno e lungo la statale n. 65, situato fra il passo della Futa e il passo della Raticosa ai piedi del monte Beni. Luogo fresco dal clima benefico e rilassante.

Un tempo quei luoghi erano meta di turismo stanziale di proprietari di case e ville che si trasferivano lì per il caldo estivo. Adesso è frequentato anche dal turismo di passaggio per i suoi itinerari e per i percorsi segnati fra i boschi delle aree boschive e della campagna, oltre che per il buon cibo nei vari ristoranti o alberghi di quei luoghi.


Il Piccolo museo di Covigliaio è per adesso una collezione privata di oggetti del passato e attrezzi agricoli antichi, con tutto il corollario di attrezzature servili alla vita di tutti i giorni di quei tempi, oggettistica e attrezzature provenienti soprattutto dal comune Di Firenzuola, ma anche da varie regioni d’Italia.

Mario Montelli, di 87 anni ben portati, gestisce da circa trent’anni, cioè da quando andò in pensione, questo piccolo e affascinante museo. Piccolo nel senso che la struttura attuale non è certo spaziosa, ma che, se tutto il materiale posizionato all’esterno e tutti gli oggetti all’interno fossero sistemati in bella vista e con il giusto criterio, potrebbero riempire anche un museo molto più grande.

Mario Montelli iniziò a raccogliere oggetti antichi a causa della sua passione per la storia contadina, restaurandoli e posizionandoli all’esterno, nel podere di suo padre e nella stalla. Iniziò prima di tutto a mettere da parte le attrezzature di famiglia, cioè tutto ciò che era stato adoperato da suo padre, piccolo coltivatore della zona di Covigliaio, per divertire i figli e i nipoti.

In seguito, preso da quella passione, comincio a raccogliere oggetti e strumenti di lavoro, ovunque, svuotando cantine e soffitte, raccogliendo tutto ciò che i vecchi proprietari avrebbero consegnato all’oblio, gettandoli nella spazzatura, purché fossero ricordi di un tempo che fu, sostituiti dalla modernità che stava cancellando il passato e la civiltà contadina.

Lentamente, negli anni successivi, si sparse la voce che c’era qualcuno che amava mantenere vivo nella memoria di tutti, ciò che un tempo avevano vissuto. Per cui le persone del luogo, ma anche da altre provincie o regioni, iniziarono a portare a Covigliaio, senza che il buon Mario Montelli dovesse correre a recuperarle, tutte le attrezzature o l’oggettistica utilizzata nei decenni o nei secoli passati. Passavano gli anni e il materiale aumentava, aumentava a dismisura, finché fu necessario ampliare il museo, allargandolo all’interno e soprattutto all’esterno.

Nella sua mente e nel suo cuore, Mario cominciò a lottare contro un certo tipo di degrado che tendeva a cancellare le tradizioni contadine e un certo tipo di memoria collettiva, cercando di coinvolgere anche qualche ente per non vanificare e buttare nel dimenticatoio la sua opera. Mentre nel frattempo attrezzi e materiali antichi, aumentano come gli oggetti pieni di fascino, adagiati e raggruppati in quelle stanze.

Egli, soprattutto ultimamente, desidera più di ogni altra cosa che la memoria, rappresentata da quella moltitudine di oggetti pieni di fascino e di storia del passato, rimanga per le generazioni a venire, pietra miliare di ciò che siamo stati, per ricordarci da dove siamo venuti…

Il signor Mario Montelli, a causa della sua età, inizia a perdere un po’ delle sue forze e desidera che qualcuno prenda o sostenga il timone della sua stupenda attività: un privato, un sindaco, una associazione, la provincia, qualche collezionista; questo per mantenere viva la memoria di quel tempo ormai lontano. E non ci sono solo oggetti di vita contadina, ma anche qualche chicca particolare, roba veramente intrigante e stupefacente. Il tutto, naturalmente, senza scopo di lucro.

Per sostenerne la memoria, Mario ogni anno organizza nel suo terreno un’allegra merenda contadina, con intrattenimento musicale e una lotteria. Questo in genere in una domenica del mese di luglio. Mentre di sabato, a volte, potrebbero esserci anche altri eventi.

Concludo con un episodio avvenuto tempo fa nel museo: una scolaresca, con la maestra, passarono a visitare il Piccolo Museo, mentre i ragazzini correvano nel prato o curiosi osservavano gli oggetti, la maestra si assise e si mise a parlare con Mario, raccontandogli di una lezione in classe. La maestra spiegò le proprietà energetiche e nutritive delle uova, paragonandole alle fettine di carne o a altri tipi di nutrimento. Infine domandò ai suoi allievi: “chi sa dirmi da dove arrivano le uova che voi spesso consumate?”.

Nessuno degli allievi sapeva dargli una risposta. Lei insistette nel domandarlo e alla fine un alunno si fece coraggio e rispose: “la mamma le prende alla coop”.

La maestra ci rimase male, anzi malissimo. A Parte la scuola che non insegna più, da tempo, i basilari, nemmeno i genitori parlano più di certe cose ai bambini, che crescono come in un limbo, completamente isolati dal mondo circostante, presi solo da un mondo immaginario, spesso assuefatti ai telefonini o ad abitudini moderne che li escludono dalla vita vera, reale.

Per questo penso che educare le nuove generazioni partendo da ciò che eravamo e dalle tradizioni ormai dimenticate, del passato, sia utile alla crescita e allo sviluppo delle nuove leve. Quindi un plauso a chi cerca di mantenere viva la memoria e in questo caso al signor Mario Montelli. Bravo!