n. 2 - skeda Metropolitana, 31 luglio 2025
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INTERVISTA A FRANCO FRANCHI
Balducci
Franco è un pittore amatoriale, ha cominciato a dipingere quando era a fare il militare in Veneto, ha continuato da solo successivamente, poi ha preso delle lezioni da un artista locale e anche adesso va di quando in quando da una pittrice che gli dà consigli.
Franco è comunque un pittore originale, non banale. Tecnicamente potremmo classificarlo come un pittore tradizionale, uno che usa tela e colori. Tuttavia i suoi lavori mostrano una ricerca interiore intensa che oscilla fra la sua fede cattolica e una ricerca capace di usare una simbologia pittorica che, mentre attrae per le sue immagini, spinge a interrogarsi alla ricerca di un significato nascosto.
Partiamo dai primi due lavori, di ispirazione chiaramente religiosa.
Il primo è una Madonna con Bambino, un tipo di icona “Eleousa”, cioè la Madonna della Tenerezza, con Maria che accosta il viso al Bambino.
Lo stile mostra delle linee molto marcate, i volti stilizzati e allungati, l’oro come sfondo simbolico. La postura delle figure appare affettuosa, ma anche ieratica in stile bizantino.
Da notare che nel quadro è dipinta anche una cornice, perché? L’indicazione è di mostrare che la sua ispirazione all’arte bizantina è una rilettura moderna, la cornice mostra un allontanamento che indica appunto il tempo che divide quel tipo di pittura da noi.
Il secondo dipinto è un Cristo Pantocratore (Onnipotente), anche questo tipico della tradizione bizantina. Sul retro una croce stilizzata, che indica appunto il Cristo. Nella mano sinistra ha il Vangelo.
Ci sono alcune cose originali: intanto lo sfondo non è aureo ma materico e rustico che contrasta con la linearità del disegno, una sorta di distacco dall’ispirazione bizantina all’oggi. La cosa forse che più colpisce è l’espressione della bocca, esclamativa ma anche deformata: un’accoglienza in Cristo di persone con qualche deformazione? Un senso di meraviglia? Un segno di dolore?
Il terzo lavoro ci avvicina a una genere classico della pittura occidentale: la natura morta, trattata però in modo assolutamente originale: se la natura morta tradizionale tende al realismo della rappresentazione, qui Franco rompe tutti i canoni, formando il contenitore con le cose stesse contenute: non c’è chiaroscuro, ma tutto è definito con chiarezza, i colori vengono accostati in modo molto vivo ma ben controllato. Questo dipinto mostra un lato giocoso del pittore, sempre attento però all’equilibrio formale.
Un lavoro ancor più originale è una sorta di Stella Marina, fantasiosa ma ben definita, all’interno della quale c’è un cerchio che racchiude un mare e un cielo altamente stilizzato e geometrizzato. Nel mezzo al mare due isolotti dai quali si innalzano montagne con dei piccoli paesi arrampicati sopra. Il lavoro mostra un universo umano sperduto fra mare e cielo, in una difficoltà di trovare il suo spazio, in una difficoltà di esistere e coesistere.
Un uomo, un Gangster, confuso fra le nuvole e il cielo ma con un volto chiaramente espressivo, con sguardo minaccioso e bocca chiusa in segno di fermezza e determinazione. La cravatta, non chiusa al collo, mostra l’indifferenza per le formalità e la determinazione ad andare al sodo.
Il Re di Cuori è circondato dai simboli delle carte che gli svolazzano intorno, lasciando il segno che a lui appartiene, il cuore, centrale, come uno scudo, con al centro raffigurato, un cervo che balza: il desiderio di uscire, di andarsene, dalla prigione che tiene il Re fra un tavolo nero e uno sfondo giallo.
Un quadro astratto e, nello stesso tempo, assolutamente riconoscibile: immagini arbitrarie che formano Figure Giocose: un monopattino in primo piano, fermato da una mazza da passeggio quasi a significare lo strumento che supera un handicap. Sullo sfondo un bambino su un altro monopattino che si innalza verso il cielo, in un cielo costellato da altre figure, fra le quali si può intravedere la porta di una casa messa di traverso.
Per finire due figure che mostrano il ritorno alla terra e alla realtà, una realtà non ancora umana, ma animalesca, un simbolo della necessità dell’uomo di ritornare all’originale sostanza degli istinti e della verità.
Una Pantera Protesa in posizione di attacco verso una preda, intenta a seguire il proprio istinto fra dune di sabbia e cespugli verdi.
Un Leopardo incorniciato che ti fissa dalla sua posizione, incastonato fra due strati, uno verde e uno nero, fra i quali la sua libertà, la sua istintività, la sua verità, sono state rinchiuse. Lo sguardo con cui ci guarda non è di minaccia, ma di tristezza.
Pur usando strumenti tradizionali, Franco non può uscire dalla contemporaneità, il suo spirito mostra la prigione in cui siamo rinchiusi e il desiderio di volare verso l’alto dei cieli.