n. 2 - skeda Metropolitana, 31 luglio 2025
n. 2 - skeda Metropolitana, 31 luglio 2025
RITORNO AL NOSTRO FUTURO
Fabio Caselli
Il 3 luglio 1985 usciva nelle sale il celebre film “Ritorno al futuro”, una storia fantascientifica: un continuo andirivieni dal presente, al futuro, al passato, di nuovo al presente. L’ho visto almeno una trentina di volte nel corso degli anni, ma ricordo con particolare piacere la prima.
Ero negli Stati Uniti, a Charlottesville in Virginia, insieme ad altri 18 studenti di Prato e Poggio a Caiano: partecipavamo a uno scambio culturale con altrettanti studenti di Charlottesville (città gemellata con Poggio a Caiano) e della Contea di Albemarle (gemellata con Prato).
Merita ricordare il perché di questo gemellaggio. Dobbiamo fare un viaggio nel passato. Il poggese Sir Filippo Mazzei era un amico stretto di Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti, nato appunto nella Contea di Albemarle.
Filippo Mazzei, come si legge su Wikipedia, “fu personaggio energico ed eclettico, illuminista , promulgatore delle libertà individuali, dei diritti civili e della tolleranza religiosa. Visse una vita avventurosa e movimentata, con alterne fortune economiche. Sebbene sia sconosciuto al grande pubblico, partecipò attivamente alla guerra d'indipendenza americana come agente mediatore all'acquisto di armi per la Virginia , ed è ritenuto dagli storici uno dei padri della Dichiarazione d'Indipendenza americana, in quanto intimo amico dei primi cinque presidenti statunitensi: George Washington , John Adams , James Madison , James Monroe e soprattutto Thomas Jefferson , di cui fu ispiratore, vicino di casa, socio in affari e con cui rimase in contatto epistolare fino alla morte.”
Partecipò alla rivoluzione americana e alla stesura della Carta dei Diritti, acquistò fama nel mondo come ambasciatore a Parigi dello Stato della Virginia e agente nella stessa città del Re Stanislao di Polonia di cui diventerà in seguito primo consigliere di corte a Varsavia, partecipò anche alla Rivoluzione Francese. Insomma, un personaggio che avrebbe meritato ben altra attenzione. Non ci starebbe male un film sulla sua vita.
Sulla scorta della sua grande testimonianza e in virtù dell’amicizia che legava Mazzei con il Presidente Jefferson, le città gemellate si fecero promotrici di molte iniziative fra le quali, forse, la più interessante era l’organizzazione di uno scambio fra studenti italiani e americani da tenersi ogni due anni. Teenagers di Charlottesville e della Contea di Albemarle venivano ospitati per un mese a casa nostra, e noi fummo ospiti a casa loro.
Ma torniamo, ora, al gioco iniziale del viaggio fra presente passato e futuro, torniamo a noi 19 studenti che nell’estate di esattamente 40 anni fa eravamo, forse anche inconsapevolmente, attori principali di una esperienza straordinaria che ci permise di conoscere a fondo una realtà che conoscevamo solo tramite la tv o il cinema. Vivere per un mese la quotidianità di una famiglia di un altro paese ti fa capire aspetti che non riusciresti a percepire da semplice turista. E sotto certi aspetti, credo, servì ancor di più ai nostri amici americani. Il padre di Chris, il mio amico americano mi raccontò il suo stupore nel vederci scendere dal bus appena arrivati a Charlottesville: c’erano ragazze bionde nel gruppo degli italiani, una cosa quasi inimmaginabile: gli italiani che conoscevano loro non erano biondi. E nemmeno alti. È un piccolo aneddoto che, però, nella sua semplicità mi sembra significativo.
C’era l’incontro diretto fra due culture vicine ma allo stesso tempo idealmente lontane. Non c’era ancora internet, ma le informazioni viaggiavano tramite la tv, la stampa, i film e forse anche tramite gli stereotipi. Due culture che si stavano confrontando e che stavano imparando ad apprezzare soprattutto gli aspetti più sconosciuti degli altri.
È facile immaginarsi il divertimento di 20 teenagers americani in Italia alle prese con un mondo diverso dal loro, ma soprattutto diverso da come se lo aspettavano: Susan pensava di “dover andare a Messa tutte le mattine con Sandra e la sua famiglia, visto che l’Italia era un paese così cattolico”. Poi figuriamoci, la novità (per loro) dei ragazzi e delle ragazze che si ritrovavano in piazza. A Poggio a Caiano, per esempio tutte le sere piazza del mercato si riempiva di giovani. E potevi star tranquillo che ci trovavi anche buona parte dei partecipanti poggesi e i loro amici americani, così come in centro a Prato o alla Pietà. In America non succedeva: si ritrovavano in casa con alcuni amici e stop. E ora che ci penso bene, questa bella abitudine di scendere in piazza dove trovavi sempre qualcuno, sembra essere sparita anche qui da noi
Alle ragazze americane, che ci crediate o no, piaceva Claudio Baglioni. Noi eravamo invasi dalla musica di Madonna, Michael Jackson, USA for Africa; fu quasi una piccola rivincita. Benedetta, Sandra, Simona e le altre fecero ascoltare Baglioni alle ragazze americane che rimasero estasiate. Musicassette e Walkman alla mano. Si condividevano le cuffie: un auricolare per uno. L’album appena uscito era “La vita è adesso”: proprio il titolo giusto, una sorta di colonna sonora ideale per noi coinvolti in questa bella estate italo-americana.
Anche per noi il viaggio in America fu l’occasione per fare tante scoperte, piccole e grandi. L’atterraggio a New York; il viaggio in bus nella notte da New York a Charlottesville passando da Washington. Non chiudemmo occhio per tutto il viaggio: eravamo curiosi di vedere le città, le luci, sembrava di essere davvero in un film. Ma soprattutto non riuscivamo a dormire per la temperatura glaciale nel bus. L’aria condizionata, da noi era merce rara, lì invece: aria condizionata ovunque. Fuori caldissimo e umido, dentro freddissimo.
Altra novità, gli shopping center, anzi i Mall come li chiamano loro, distese sterminate di complessi commerciali di ogni tipo con di fronte enormi parcheggi auto. Noi all’epoca ci vantavamo di Pratilia, che comunque nel nostro piccolo fu una grande innovazione: il primo centro commerciale in Toscana costruito pochi anni prima.
In America le case avevano la moquette, ovunque. Scoprimmo che per loro le case con le mattonelle (anche in cotto!) erano case povere. Gli acari ancora ringraziano.
Rimasi, poi, colpito dalla visita alla Biblioteca dell’università della Virginia; mi avvicinai ad un visore, chiesi cosa fosse e mi dissero che li si potevano leggere decine e decine di libri microfilmati. Sembrava di essere in un mondo anni luce avanti: noi eravamo ancora alla carta carbone e al ciclostile. Sembra passato un secolo.
Al di là di tutto, l’aspetto che forse ci è rimasto più dentro, (anche visto con gli occhi di oggi) è stata l’amicizia, la complicità e il divertimento vissuto da un gruppo eterogeneo di 40 ragazzi e ragazze che hanno passato più di due mesi insieme nella torrida estate del 1985 (si, faceva caldo anche allora!). Spensierati come si deve essere nel periodo delle scuole superiori. Allegri, vivaci, curiosi, brillanti, pieni di vita. E oggi? È sempre così? O siamo cambiati? Chi può dirlo …
Ma ecco che pochi giorni fa accade una cosa davvero simpatica, una scintilla: Andrea (che vive in Paraguay) torna in Italia per qualche giorno. Ha una bella idea. Vorrebbe riunire tutti i ragazzi e le ragazze dello scambio del 1985. L’iniziativa non poteva che partire da lui: il vero punto di riferimento del gruppo dei 19 italiani, il bastione del divertimento. Ne parla a Benedetta. Benedetta mi chiama. Pronti via: gruppo whatsapp per rintracciare tutti. Ah ecco, ora abbiamo whatsapp, non scendiamo in piazza: ve l’ho detto che sembra passato un secolo.
La chat di whatsapp è inondata di messaggi: vogliamo ritrovarci una sera a cena. Ognuno si impegna a contattare qualcuno. Mettiamo su whatsapp alcune foto. Affiorano i ricordi con fatica. Ma lui chi era? E lei? Ah è vero, non mi ricordavo…. La mente gioca a volte brutti scherzi. Abbiamo imparato la lezione: non si devono far passare 40 anni. Iniziamo a raccontare tanti episodi, le feste in piscina, le gite a Pisa, Venezia, Washington, Baltimora, Richmond, gli scherzi fra di noi, le esperienze con le famiglie americane, piano piano tornano a galla tanti ricordi.
È deciso, fissiamo una data. Ovviamente tanti non possono partecipare: chi per precedenti impegni familiari, chi vive lontano e non fa in tempo ad organizzarsi. Ma il treno è partito. Ci ritroviamo in un ristorante, siamo in 9, capitanati anche questa volta dallo Chaperon Prof. Balducci, che ebbe il coraggio e (verrebbe quasi da dire) l’incoscienza di farci da accompagnatore insieme a Monica. Intanto organizziamo questo primo incontro, con la promessa poi che a breve ci saremmo ritrovati più numerosi. Carlotta nel frattempo aveva organizzato una videochiamata collettiva su Zoom per coinvolgere anche i nostri amici americani. Di nuovo uniti. Dopo 40 anni. Via etere, è vero, ma è stato comunque emozionante. Eh, non c’erano gli smartphone nel 1985, sembra davvero passato un secolo.
Non sembrano passati 40 anni. Da come ci salutiamo e ci abbracciamo si capisce subito che qualcosa è rimasto. Ognuno di noi racconta cosa ha fatto in questi otto lustri, vengono fuori le nostre storie, quello che abbiamo fatto, parliamo delle nostre famiglie e ci diciamo quanto questa esperienza del lontano 1985 ci abbia segnato. Abbiamo visto cambiare la nostra città. Siamo cambiati noi. È cambiato il contesto internazionale. Ma non cambia la nostra natura: siamo animali sociali, abbiamo bisogno delle amicizie, delle relazioni, del dialogo, dei ricordi.
Alla fine bisogna pur trovare un senso a tutto questo. Dare un giudizio. Fare una riflessione. Regalare una sintesi. E forse non serve nemmeno andare troppo nel difficile: basta dire che è stato molto bello: è stata una bella esperienza quella vissuta nel 1985; è stato bello ritrovarsi; è stato bello ricordare. La continua ricerca della bellezza: forse questa è la vera cosa che accomuna il 1985 ed il 2025. E mi torna in mente la frase di Albert Camus che diceva che la bellezza non fa le rivoluzioni, ma arriva un momento in cui la rivoluzione ha bisogno della bellezza. In fin dei conti è tutto molto semplice.