ELISABETTA PASTACALDI

PRATO TRA MEDIOEVO E ARTE CONTEMPORANEA


Questo articolo si pone lo scopo di illustrare un possibile itinerario nella nostra città alla ricerca delle opere d’arte contemporanea sullo sfondo delle vestigia medievali che la caratterizzano.


Prima tappa: le mura medievali e il Mazzocchio


Prato ha ancora gran parte delle mura medievali della seconda cerchia (circa 4500 m), costruita nel 1300 in seguito all’espansione della città, la seconda cerchia inglobava la chiesa di San Domenico, via San Vincenzo e piazza Mercatale. La prima cerchia aveva 8 porte, le quali venivano edificate per prime e collegate con mura di blocchi squadrati di pietra alberese, oggi esistono ancora tre di quelle porte: porta Mercatale, porta Santa Trinita, porta Pistoiese. Dopo il famigerato sacco di Prato del 1512, messo in atto dagli Spagnoli come monito alla città di Firenze che aveva cacciato i Medici, a rinforzo delle mura furono costruiti proprio dai Medici che avevano ripreso il controllo della Toscana, due bastioni, il bastione san Giusto e il bastione delle Forche.

Via Pomeria tuttora è costeggiata dalle mura in parte interrotte dalla cosiddetta porta Frascati, che in realtà non è una vera e propria porta ma un varco realizzato negli anni 30. Proprio nel prato circostante le mura in via Pomeria si trova il Mazzocchio, scultura realizzata in tubolare d’acciaio, da Ben Jacober e Yannik Vu, donata alla città dall’Unione industriali pratese nel 1994 in occasione del suo 50esimo anniversario. L’opera si ispira ai disegni di Leonardo e Paolo Uccello, sullo studio della prospettiva, essa ricorda inoltre i copricapo rinascimentali maschili che possiamo ritrovare raffigurati nelle opere di Paolo Uccello, anche in quelle presenti nel Duomo nella cappella dell’Assunta, dove il pittore ha raffigurato le storie della Vergine e di santo Stefano.


Seconda tappa: il complesso Campolmi


Esempio bellissimo di rigenerazione urbana, apprezzato nel mondo tanto da far parte dal 2012 del cosiddetto ERIH, ovvero European Route Industrial Heritage. Si tratta di un’antica cimatoria, costruita nel 1863 dalla famiglia Campolmi sui resti di un antico mulino, nel quartiere santa Chiara, ricco d’acqua, e quindi ubicazione favorevole per l’industria tessile. Qui i tessuti venivano nobilitati col finissaggio, ovvero attraverso la follatura (o anche feltratura che conferisce compattezza e resistenza al tessuto), la cimatura (taglio della peluria), la calandratura (compressione del tessuto).

Il complesso, restaurato su progetto dell’architetto Mattei del comune di Prato alla fine degli anni 90, è un chiaro esempio della cosiddetta archeologia industriale, esso ospita il museo del tessuto il più grande e ricco d’Italia, inaugurato nel 2003, e la biblioteca Lazzerini, inaugurata nel 2009 .

Nell’area antistante il complesso si trovano alcune opere d’arte contemporanea,

La bestia in bronzo su travertino, di Bassiri scultore iraniano, la cui scelta dei materiali è un classico esempio di ricerca di un equilibrio tra modernità e tradizione

All’ingresso della biblioteca si trova Waterbones climbing in transition state, realizzata in acciaio dallo scultore Cecchini nel 2018 e poco più avanti la Colonna di Golba,  artista iraniano, intitolata Cultura, si tratta cioè di una pila di libri in una teca di vetro collocata in una struttura d’acciaio alta 4 metri.


Terza tappa: piazza san Marco


In piazza san Marco nel 1886 le mura della seconda cerchia e la porta Fiorentina furono in gran parte demolite per la realizzazione della ferrovia che avrebbe collegato Firenze con Prato e poggio a Caiano. Tale ferrovia non esiste più, al suo posto una gigantesca aiuola dove nel 1974 è stata collocata la possente scultura Forma squadrata con taglio di Henry Moore. Essa è costituita da  30 blocchi di marmo bianco delle cave delle Apuane, che formano al centro un vuoto tondeggiante, attraverso il quale si sarebbe dovuta intravedere parte della città. L’opera fu prima esposta a forte Belvedere e poi nel 74 in piazza san Marco.


Quarta tappa: il Castello dell’imperatore, la chiesa santa Maria delle Carceri e la piazzetta di santa Maria in Castello


Il castello dell’imperatore fu voluto da Federico II di Svevia e realizzato sui resti di un vecchio castello tra il 1237 e il 1248 dall’architetto Lentini. E’ a pianta quadrata, in marmo bianco e verde serpentino. La porta è delimitata dai leoni di Svevia. Il castello fu collegato nel 1300 alle mura attraverso un camminamento coperto, detto Cassero,  ciò fu voluto dai fiorentini che ormai avevano il controllo su Prato, per far passare non viste le truppe.

La chiesa di santa Maria delle Carceri, chiamata così perché nei suoi sotterranei si trovano infatti anguste prigioni) risale al XV sec e fu costruita su disegno di Giuliano da Sangallo, architetto preferito di Lorenzo de’ Medici, ha la pianta a croce greca ed è sovrastata da una cupola, la facciata esterna, mai completata,è di marmo bianco e verde. Ricca di opere d’arte  al suo interno, ammiriamo per esempio le maioliche e i tondi di Andrea della Robbia, la balaustra in marmo del Bontalenti, le vetrate su disegni del Ghirlandaio. Ospita anche la copia del san Giovanni Battista di Francesco da Sangallo, unica sua scultura in bronzo, l’originale si trova adesso presso la Frick collection a New York.

Nella piazzetta di Santa Maria in Castello, limitrofa a piazza delle Carceri si trova una romantica opera contemporanea, ovvero  La grande sognatrice di Corneli, del 2014, si tratta di una potente istallazione permanente visibile tra il tramonto e l’alba. Appena la luce del sole scompare affiora un delicato  volto femminile immerso nei sogni, l’immagine proiettata appare solo al buio, provocando grande emozione in chi si sofferma a guardarla.




Quinta tappa: Porta al Serraglio la piazza del Pin e piazza Ciardi


Nel medioevo in questa zona si trovava un’altra porta anch’essa buttata giù nella prima metà dell’800 per far spazio alla stazione ferroviaria tuttora esistente, tra la stazione e l’università del Pin collocata alle sue spalle, si trovano varie testimonianze d’arte contemporanea. Nel 2006 il graffitaro Blue rappresenta nel sottopasso del Serraglio che porta a viale Galilei A very long story, ovvero l’evoluzione della vita dall’età preistorica ai giorni nostri. Tale graffite purtroppo è oggi fortemente deteriorato e l’artista ritiene di non doverlo restaurare perché deve mostrare il logorio del tempo.

All’interno della stazione del Serraglio troviamo l’installazione di Ignazio Fresu dal titolo, Il viandante e la sua ombra, una serie di scarpe più o meno consumate che delimitano la scala che porta al Pin. Lo sculture si rifà a Nietzsche per il quale l’ombra è l’unica compagnia dell’uomo che nel suo cammino ha perso tutto, ma che affronta la precarietà con coraggio. Proseguendo troviamo Count up di Alessandra Andini, si tratta di un orologio gigantesco rettangolare che mostrando le ore, i minuti e i secondi, scandisce il tempo dal momento dell’entrata in vigore della Costituzione italiana, ovvero dal 27 dicembre 1947 alle ore 17.

La zona della stazione è arricchita da un altro graffite collocato sotto l’altro sottopasso che conduce a piazza Ciardi , si tratta della Fabbrica a pedali di Romagnoli che utilizza per lo più il colore rosso. La bicicletta per il graffitaro rappresenta il futuro, un futuro più pulito e ecologico, dove l’industria prosegua il proprio cammino in modo più umano e meno dannoso.

Proseguendo verso Piazza Ciardi troviamo la cosiddetta Mongolfiera, ovvero L’anello mancante della catena che non c’è. L’opera di Bagnoli fu collocata nel 2016 quando fu rifatta la piazza, è una fontana che concettualmente allude al connubio arte e natura, alla rinascita attraverso l’acqua che alimenta la vita cittadina.


Sesta tappa: Il Duomo


La cattedrale rappresenta a colpo d’occhio l’esempio più eclatante dell’arte medievale e rinascimentale, infatti la sua costruzione fu iniziata addirittura nel X secolo, la facciata in marmo bianco e verde risale alla fine del 1300, poco dopo  arricchita dal pulpito disegnato da Michelozzo e scolpito da Donatello, Posteriori sono gli affreschi di Filippo Lippi nella cappella maggiore, che rappresentano vicende della vita della Vergine Maria e della vita di san Giovanni Battista e anche gli affreschi di Paolo uccello nella cappella dell’Assunta, che invece si concentra su santo Stefano e ancora sulla Madonna. Altra opera importante conservata nel Duomo è il crocifisso ligneo del Pisano. La Vergine è la protettrice di Prato anche se il patrono è santo Stefano a cui appunto è intitolata la cattedrale.

La sacra Cintola, simbolo dell’autonomia di Prato, è conservata appunto nel Duomo. Pare che la Madonna avesse lasciato la sua cintura a san Tommaso, il quale a sua volta l’avrebbe affidata a dei religiosi, cmq di mano in mano pare che nel 1171 il mercante Paolo Dagomari la ottenesse come dote di nozze della moglie e la portasse a Prato e qui fosse posta in due teche una di legno e una d’argento , conservate nel museo dell’opera del Duomo , mentre la sacra cintola si trova adesso nell’omonima cappella. affrescata da Agnolo Gaddi. Qui si trova anche la statua di marmo di Giovanni Pisano che raffigura la Madonna col bambino. L’ostensione della sacra cintola avviene 5 volte l’anno: Natale, Pasqua, il 1 maggio, il 15 di agosto e l’8 settembre, quando a Prato si festeggia il compleanno dell’Assunta col corteggio. Anche nel Duomo tuttavia ci sono opere d’arte contemporanea, come per esempio l’altare di Robert Morris, unico blocco di marmo di Carrara, l’ambone, ovvero il pulpito a due scale, di bronzo, la cattedra vescovile con seduta di marmo e schienale in bronzo.



Settima tappa: Piazza del comune


Nel XIII sec la piazza e i suoi palazzi erano sede delle autorità cittadine e anche del mercato. Palazzo Pretorio alla fine del 200 era sede del tribunale e anche prigione, restaurato e ampliato più volte, alla fine del 500 divenne sede del Monte di Pietà e poi di uffici governativi. Ultimo grande restauro dal 1998 al 2013, quando diviene museo. La struttura contiene le opere di Filippo e Filippino Lippi e di molti altri grandi artisti come Bernardo Daddi, la gipsoteca dello scultore Lorenzo Bartolini, ma anche opere di artisti moderni come Pistoletto o Lipciz. All’esterno abbiamo la grande scultura di Lipciz, PROMETEUS strangling the vulture. Giove punisce Prometeo perché aveva donato agli uomini il fuoco condannandolo a essere torturato da un’aquila che gli divorava il fegato x l’eternità. Qui la situazione si ribalta perché Prometeo riesce a sconfiggere la bestia che non è più un’aquila bensì un avvoltoio, quest’opera in bronzo è il simbolo della lotta contro ogni forma di autoritarismo Essa è stata donata al Comune dalla fondazione LIPCIZ nel 2013, e collocata in modo tale da dialogare col Bacchino della fontana di Ferdinando Tacca, che risale alla metà 600.

Prometeo fu esposto x la prima volta a Parigi nel 1937, come simbolo della lotta contro il fascismo, ce ne sono diversi esemplari, uno si trova a Filadelfia e uno a Minneapolis. La vedova di lipciz, YULLA, entusiasta per l’accoglienza che Prato fece all’arrivo della statua di Moore nel 74, promise una donazione di opere alla città e infatti grazie all’intervento di Giuliano Gori, dopo molti anni questa ipotesi è diventata realtà: la fondazione Lipciz ha donato 21 sculture in gesso e 43 disegni e infine il Prometeo.





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n. 2 - skeda Metropolitana, 31 luglio 2025