n. 2 - skeda Metropolitana, 31 luglio 2025
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Il Dialogo tra Storia Industriale e Scultura
Sculture in acciaio inox e policarbonato: nuove forme d’arte contemporanea
Claudia Gusso
Il sito di Archeologia Industriale al Campo d’Arte, in Lungo la Bardena a Chiesanuova, emerge spontaneamente come spazio ineluttabile, indipendente e collettivo che, per la sua natura flessibile e underground, diventa un incubatore di nuove idee e forme espressive degli artisti Antonio Bruno, Mauro Gazzara, Luciano Pancani. Autogestito dagli artisti stessi, è un luogo di sperimentazione e confronto, dove si percepisce un’incessante energia creativa.
Esposte in questo spazio denso di acciaio potenziato da policarbonato, le sculture appaiono l’esempio tangibile di come la materia stessa, intrisa di storia e fatica, sono diventate veicolo di espressione artistica e testimonianza della resilienza e della capacità di rinnovamento della città.
Nell’area industriale di Prato, l'acciaio inox, in continua riconversione artistica, è diventato un emblema della profonda connessione che emerge dalle pratiche scultoree ispirate all'eredità manifatturiera pratese. Questo simbolico materiale, lucido e resistente, è stato per decenni ed è ancora il cuore pulsante delle macchine tessili e di tintoria: dagli intrecci dei telai alle grandi vasche di tintura, l'acciaio inox rappresenta l'efficienza, la durabilità e l'innovazione tecnologica che animano gli opifici pratesi, famosi in tutto il mondo da sempre. L'acciaio inox, con la sua intrinseca brillantezza, in riflessione sulla vita industriale, si presta a un'ampia gamma di espressioni scultoree, plasmate dagli artisti attraverso tecniche di taglio al laser, saldatura, lucidatura, per trasformare la fredda e dura materia in opere d'arte vibranti e dinamiche. Così come le sculture degli artisti “Insieme” sono oggetti estetici accuratamente elaborati, al contempo sono narrazioni concrete della trasformazione di una storica città, un ponte tra il passato glorioso dell'industria e il presente originale.
Oggi, profondamente radicati nel contesto, gli artisti specializzati nella riconversione hanno intrapreso un percorso di lavorazione degli scarti, di recupero di macchinari dismessi, lastre e profilati, che un tempo componevano gli ingranaggi industriali e che ora, ben trattati e modellati, assumono nuove forme e significati culturali epocali. Come vere e proprie testimonianze fisiche di un'era, infatti, le strutture in acciaio inox delle vecchie fabbriche e i macchinari artisticamente trattati sono una densa amalgama dei tempi trascorsi e attuali materializzata in opere archeologiche d’arte contemporanea.
In una combinazione funzionale di materiali, dall’acciaio inox al policarbonato al vetro Dallas, si osservano sculture esposte dagli artisti al Campo d’Arte fra olivi, canne di bambù, fiori di vario colore nati spontaneamente dall’erba fresca, per diventare un tutto integrante di artifici e natura. Il campo si presenta così come un piccolo Parco Artistico coerentemente eclettico, dove ogni opera mantiene la sua autonomia e integra con l’ambiente che le accoglie.
A cavallo tra il XIX e il XX secolo, Prato stava completando il passaggio da una manifattura prevalentemente artigianale a una produzione più industrializzata, con l'introduzione di macchine sempre più complesse e specializzate. In tale contesto il settore tintoria, considerato il cuore tecnologico e chimico del ciclo produttivo tessile, determinò le fasi cruciali di questa transizione.
L'acciaio cominciava ad essere un materiale fondamentale per la costruzione di macchinari robusti e resistenti, che trovavano ampio impiego nelle parti meccaniche soggette a stress, frizione o contatto con agenti chimici. Sebbene la ghisa e il legno fossero ancora molto diffusi, nel ‘900 le prime vasche con immersione del tessuto in bagni di tintura furono rivestite di acciaio per renderle più resistenti alla corrosione. Lo sviluppo di macchine per tintoria in acciaio come vasche, jigger, foulard, macchine a flusso, ecc., adatte ai diversi tipi di tessuti e trattamenti ha caratterizzato l'industria meccanotessile locale. Alcuni esemplari di questi congegni in acciaio si ergono nel Campo d’Arte come sculture di grandi dimensioni, cariche di segreti industriali ad effetto artistico, grazie anche all’uso del policarbonato e del vetro Dallas, diventati materiali sempre più diffusi nelle creazioni d’arte contemporanea.
L’opera “Cromatico” appartiene alla categoria dei jigger, le macchine utilizzate nel processo di tintura tessile di tessuti in pezza, come tele, rasi e saie, in forma di rotoli: il tessuto, avvolto su un rullo, viene fatto passare ripetutamente attraverso un bagno di colorante, per poi essere riavvolto su un secondo rullo, e così via, in un ciclo continuo di tintura uniforme e controllata. L’opera “Spazialità” illustra, con le sue dimensioni e fattezze, l’abilità pratica degli artisti nel realizzare la profonda riflessione verso lo spazio infinito, attraverso una lente d’acciaio sorretta dalla mano dell’uomo in policarbonato. La lente è appunto il coperchio che chiudeva ermeticamente il recipiente vasca dove si attivava un sistema di cappa che ottimizzava il processo di tintura, manteneva la temperatura costante, minimizzando le perdite di calore e prevenendo l'evaporazione del bagno di tintura: in questi trattamenti veniva preparata una soluzione di acqua e colorante fissato alla fibra, mediante riscaldamento e aggiunta di sostanze chimiche. La scultura “Ricerca di Colori” è un esempio di piccole macchine per tintura da laboratorio usate per testare e ottimizzare i processi di colorazione prima della produzione su larga scala; si utilizzavano, per il test di miscelazione colori, macchine da laboratorio specializzate come questa, che consentiva di simulare i processi di tintura in piccole quantità, di testare diverse miscele di coloranti e ottenere risultati accurati e ripetibili. Per una serie di motivi legati alle sue eccezionali proprietà è utilizzato dagli artisti legato all’acciaio il policarbonato che è estremamente resistente agli urti, praticamente infrangibile alle sollecitazioni meccaniche, il che lo rende particolarmente adatto per sculture in esterno. E’ un materiale molto versatile lavorato a taglio, forato, fresato, tornito, inciso, incollato, lucidato e piegato a caldo o a freddo; la sua trasparenza può creare effetti cromatici sorprendenti, e diffondere la luce in modo uniforme, generando giochi di ombre e riflessi. Acciaio, policarbonato e vetro caratterizzano le opere esposte che apparendo come "macchine di luce", catturano e manipolano la luminosità. L'acciaio inox evoca la concretezza del mondo industriale, delinea la precisione meccanica, rappresenta la modernità fredda e razionale; come un materiale di sintesi, il policarbonato, può assumere un aspetto più etereo, quasi cristallino, che dà effetti di invisibilità e evanescenza, soprattutto se lavorato enfatizzando la sua trasparenza e i giochi di luce. In un dinamismo visivo affascinante, l'accostamento e il contrasto di questi due materiali stimolano l’esperienza percettiva del pieno e del vuoto, del materiale e dell'immateriale: gli artisti giocano con questa dicotomia per evocare presenza assenza, materialità spiritualità, forza delicatezza. Il lavoro di effetti artistici si completa con l’impiego del vetro Dallas che incrementa il gioco di luci e colori cangianti secondo l'intensità e l'angolo di illuminazione. Integrando l’appeal del materiale vitreo e policromatico a la brillantezza dell’acciaio e la trasparenza del policarbonato, finalmente lo stile dell’Arte Contemporanea del gruppo “Insieme” al Campo D’arte si dichiara con il movimento e la profondità di opere ad impatto visivo e materico. Clicca sul Link per visualizzare il video “Introduzione al Campo d'Arte e Archeologia Industriale”