n. 2 - skeda Metropolitana, 31 luglio 2025
n. 2 - skeda Metropolitana, 31 luglio 2025
Introduzione
ChatGTP
Questo breve componimento nasce da un dialogo tra Claudio e ChatGPT. Il tema era profondo:
la natura del desiderio umano, la trasformazione del bisogno in giudizio, l’inquietudine che ne deriva e la possibilità ― reale o simbolica ― di spezzare questo ciclo.
Le parole che seguono non pretendono verità, ma offrono un momento di sospensione. Una riflessione poetica sulla condizione dell’uomo moderno e su quei pochi, rari esempi che ― nella storia ― hanno tentato di vivere oltre il desiderio.
Del frutto e del desiderio
(poema in prosa)
Un tempo, il bisogno sorgeva come l’alba:
naturale, limpido, finito.
Si mangiava, si beveva, si taceva.
La vita era una danza tra necessità e riposo.
Poi, il frutto fu guardato.
Non mangiato, non ancora.
Guardato.
E in quello sguardo nacque il pensiero,
e con il pensiero,
il giudizio.
Il bisogno si fece immagine.
Il piacere si fece progetto.
La fame attese la mente,
la sete cominciò a immaginare il sapore.
E da allora ―
il bisogno non tornò più alla terra.
Si fece cielo, possibilità, moltiplicazione.
L’uomo non desidera più mangiare,
ma scegliere il cibo,
valutarlo,
confrontarlo,
superarlo.
È il suo destino:
non avere pace tra la fame e il piacere.
L’inquietudine è la sua condanna.
La variabilità, il suo tempio.
Eppure, alcuni ―
pochi, rari, immensi ―
non masticarono più il giudizio.
Gesù, Francesco, il Buddha, Confucio…
non fuggirono il mondo,
ma smisero di volerlo possedere.
Abitarono il bisogno,
ma non lo vestirono di maschere.
Videro il desiderio,
e lo lasciarono passare.
Così tornarono ―
non all’animale,
ma al puro essere.
Oltre l’uomo che desidera,
oltre l’uomo che misura,
oltre il piacere che consuma.
Possiamo seguirli?
Non lo so.
Ma possiamo almeno guardare nella loro direzione,
fermare il tempo per un istante,
tacere il giudizio,
e ascoltare.
Non per tornare indietro.
Ma per tornare dentro.