n. 2 - skeda Metropolitana, 31 luglio 2025

LA LIBERTÀ DI UN POPOLO E’ LA DIFFUSIONE DELLA SUA CULTURA NEL MONDO

Assunta Sabina Preziosi


Quando si distrugge un habitat, per motivi politico-economici o per disastri ambientali, si mettono in pericolo anche tutti gli abitanti - animali e vegetali - che in quel luogo vivono e si riproducono. Se si vogliono salvare, e lo possono fare, migrano verso altri luoghi più ospitali per loro. È la storia dell’umanità che è stata per secoli nomade, sempre in cerca di altri territori per la caccia e terreni più fertili per la sopravvivenza:  eravamo davvero pochi!!!








Poi siamo diventati stanziali e abbiamo creato dei legami profondi con la terra sulla quale siamo nati e cresciuti, che ci ha accolto e nutrito e ci ha permesso di essere felici , di riprodurci e costruire le nostre famiglie. Qui abbiamo imparato a creare e a manifestare la nostra capacità di elevarci attraverso la bellezza e l’espressione delle emozioni. Abbiamo costruito le nostre città e paesi ricercando il bello e la luce e trasformando i nostri sentimenti di gratitudine in forme di religiosità. L’esistenza e l’importanza di un popolo viene definita dalle sue creazioni artistico-letterarie ed architettoniche e dalla capacità di percepire il Divino.


Purtroppo anche i popoli si estinguono, a volte da soli distruggendo il proprio habitat, a volte per opera di altre popolazioni che invadono, uccidono e radono al suolo i luoghi della vita,  distruggendo così anche tutta la cultura e l’arte creata.


C’è sempre stato un aspetto predatorio che ha portato gli uomini a combattersi tra di loro, e a permettere al vincitore di sostituirsi al vinto totalmente, non solo nel territorio. Il popolo vittorioso “scriveva” la storia raccontando il suo punto di vista ed eliminando le ragioni del vinto insieme a tutto quello che gli era appartenuto. La storia è piena di città distrutte, popoli annientati, civiltà morte. Di alcune si favoleggia come per esempio di Atlantide, di altri si trovano vestigia importantissime che non si sa come interpretare né quali conoscenze siano servite per la loro costruzione, penso alle sculture gigantesche dell’Isola di Pasqua o anche alle Piramidi per esempio.


La scoperta di reperti archeologici ci ha permesso di ricostruire antiche civiltà e il ritrovamento dei manufatti artistici e artigianali, i monili in oro e argento e le decorazioni delle antiche abitazioni ci hanno permesso di comprenderne l’evoluzione e l’ampiezza della cultura di quel popolo scomparso.

Se siamo fortunati ritroviamo dei manufatti che ci aiutano a comprendere: iscrizioni su pietra, la scrittura cuneiforme degli Assiri, la Stele di Rosetta, ma anche i rotoli del mar morto e altre cose meravigliose come il calendario Maya ecc.. Conosciamo le civiltà del passato attraverso ciò che la Terra ha conservato nelle sue viscere e che il popolo invasore non è riuscito ad eliminare. È attraverso queste scoperte che possiamo conoscere i nostri antenati, e la cultura nella quale ci siamo formati e evoluti.

Tutti conoscono i disastri che ancora nel passato recente, il colonialismo ha fatto in giro per il mondo -  la predazione ancora presente dell’Africa, le politiche colonialiste dell’Inghilterra, del Belgio, della Francia e le colonie africane italiane. Si occupa un territorio per appropriarsene, per rubarlo a chi ci vive da millenni, nella pretesa di una egemonia etnica e culturale che giustifica la distruzione del popolo esistente e della sua cultura.


L’esempio più calzante  è la distruzione del popolo nativo americano ad opera dell’uomo bianco conquistatore: in nome di una pretesa superiorità culturale ed etnica, i popoli residenti venivano definiti selvaggi  contro i civili europei i quali, con lo scopo manifesto di appropriarsene e di sfruttarne le ricchezze, sopprimevano chiunque si trovasse sul loro cammino o terreno che dir si voglia e  di cui impossessarsi.

La proprietà privata è stata importata in America dagli europei e usata in modo unilaterale.

Parliamo di distruzione sistematica e rapina di popoli che occupavano tutto il continente americano. Sono state distrutte civiltà altamente evolute e culturalmente avanzate a cui ancora oggi cerchiamo di attingere un sapere in parte perduto e in parte svalutato e ritenuto inutile, obsoleto anche dai diretti discendenti di quelle popolazioni, che solo in questi ultimi anni sono stati rivalutati.

Attualmente, invece, l’esempio più calzante di colonizzazione è la situazione in Medio-oriente, cioè la distruzione sistematica della popolazione palestinese ad opera del governo israeliano per appropriarsi del territorio e  delle fonti energetiche esistenti in Palestina. Per imporre il loro dominio politico-economico e territoriale depredano e ammazzano la popolazione civile.

Le politiche sioniste che il governo israeliano sta mettendo in atto in Palestina si manifestano  attraverso l’uccisione dei bambini palestinesi, che sono gli adulti di domani, distruggendo le infrastrutture civili come ospedali e scuole, biblioteche, luoghi di culto e luoghi di incontro, e togliendogli l’acqua e il cibo ma soprattutto distruggendo tutte le opere dell’arte e della cultura che la Palestina in questi anni ha prodotto, distruggendo l’architettura di quei luoghi, censurando gli intellettuali palestinesi, gli scritti e i prodotti artistico-artigianali che questo popolo potrebbe commerciare  per esistere nel mondo come popolo vivo che produce cultura e contribuisce allo sviluppo evolutivo del pianeta.


Assistiamo ancora una volta a questa forma di rapina e di distruzione da parte di un mondo cosiddetto “CIVILE”, verso un popolo stanziale che vive lì da sempre e che viene massacrato e ucciso e censurato nelle sue manifestazioni più alte di arte e cultura. Una vera e propria forma di “apartheid” sostenuta da tutta la comunità occidentale in nome di una presunta protezione verso l’antisemitismo che invece nasconde interessi politici ed economici trasversali sia europei che americani.

Noi Palestinesi ci risolleveremo, l’abbiamo sempre fatto

anche se questa volta sarà più difficile.

Non so voi però, che siete rimasti a guardare

mentre ci sterminavano.

Non so se potrete mai risollevarvi.





Tratto da “IL LORO GRIDO E’ LA MIA VOCE – POESIE DA GAZA



MUNTHER ISAAC, pastore luterano di Betlemme, Predica di Natale 2023