n. 1 marzo 2026
n. 1 marzo 2026
Il Pozzo
Anna Toni
Chi m’aiuta?
Nessuno m’aiuta.
Sono qui sul fondo del pozzo
E scivolo ad ogni passo
Nel fango viscido e putrido
E le mani,
E le ginocchia s’imbrattano.
Chi m’aiuta?
Nessuno m’aiuta.
Sono caduta quaggiù,
In questo luogo buio e umido
Pregno d’odor di marcio.
Odo lo scalpiccìo di passi frettolosi
E chiamo e grido,
Ma nessuno mi sente,
Troppo debole la mia voce
O troppo distratto il passante.
Alzo gli occhi lassù
A quel foro rotondo e lontano
Che mi lascia vedeeere il cielo
Greve di nubi di temporale.
Quanto buio intorno a me!
Sull’orlo del pozzo
Un’ombra si agita,
Cala una corda,
Finalmente!
Arriva un soccorso!
Cala la corda
E il cuore si allarga
Mentre tendo le mani.
Tendo le mani,
Ma tosto le ritraggo.
No, non posso afferrarla,
È un canapo grosso e ruvido
Cosparso di resina
Che appiccica,
Che scortica la pelle.
No, non voglio afferrarla,
Non voglio arrivare lassù Dolente
Con le palme
Squarciate e sanguinanti.
Non voglio dover sopportare
Per mesi il dolore e il bruciore
Di ferite aperte,
Lente a rimarginare.
La corda oscilla
Agitata da una mano inquieta
E qualcuno mi grida:
“Che aspetti?
Perchè non risali?”
È meglio non rispondere,
Tacere e aspettare,
Qualcun altro arriverà.
Quel pezzo rotondo di cielo
A poco a poco
Cambia colore,
Si tinge d’azzurro
E una debole luce rischiara
Le pareti umide,
Il fondo puzzolente.
Come ho fatto a non vederli?
Forse a causa del buio,
O forse è stato il panico?
Come ho fatto a non vederli
Quei rozzi gradini
Semplici buchi
Scavati dal piccone?
Non ho bisogno d’aiuto,
Posso farcela da sola.
Il piede scivola,
Ad ogni passo una sosta.
Non sarà facile,
Mi ci vorrà un intero giorno
Per giungere all’orlo del pozzo,
Ma non importa,
Quel che conta
Adesso è la certezza
Che arriverò lassù,
Respirerò
L’odore dell’erba bagnata
Dopo il temporale
E le palpebre sbatteranno
Per l’intenso chiarore del cielo.
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