n. 1 marzo 2026

PAROLE DI NOTTE

Gustavo Maestre




                                                 Sono seduto come

                                                 sempre su questa

                                                 sedia in solitudine,

                                                 ricordando le mie

                                                 notti di silenzio che

                                                 perdurano da tanto

                                                 tempo, per  

                                                 scrivere qualcosa

                                                 delle mie opere,

                                                 quel momento in

                                                 cui mi ubriaco di 

                                                 silenzio con i

                                                 colori.



                                                 La  mia opera non 

                                                 è  per  chi la  

                                                 guarda, è

                                                 soprattutto per me.

Chiudere gli occhi e sentirla, vedere la pennellata, la profondità, i miei ricordi che son parte della mia vita. 

Non posso  descrivere un'opera perché è come descrivere una giornata. Perché se guardo attraverso la finestra vedo tutto il mio percorso. Quando sono partito da casa tanti anni fa in Guatemala, poi Messico, Canada, Miami, Portogallo, Spagna, Parigi, ritrovo i momenti, i ricordi, gli odori: tutto ciò è sentimento. Tutto questo è il percorso dei miei quadri.


Descrivere l'odore e i ricordi che vivo e continuo  a vivere e sentirli nelle notti mentre viaggio dentro i miei quadri, come un tour, soffermandomi su ogni colore, su ogni pennellata, sperimentare ogni profondità. Tutti i personaggi che sono dentro i miei quadri sono parti importanti della mia vita. Mi dà piacere vivere così. Vivere come uno zingaro alla ricerca del silenzio, del mio colore, della mia scrittura, della mia paura, dei miei sogni, della mia allegria. 

Tutto questo  rappresenta il percorso dei miei quadri, delle opere di tela, di legno, di vetri e pezzi di plexiglas che riflettono un momento, una condizione di vita. 

Non  devo guardare per dipingere, devo sentire, devo percorrere quel canale, quel binario di emozioni e di sentimenti. Non posso descrivere qualcosa che non so come farlo, perché descrivo solo una condizione vitale.

































Trascorro  le mie serate dentro il mio  studio,  cercando i colori, dormendo sopra la tela o riposarmi, o provare a dare alla tela un po' di energia prima di continuare a dipingere. Sì, un po' bizzarro o forse, addirittura, un po' pazzo. Quello sì. Perché descrivere un’opera d’arte è difficile. È come avere tanti bambini, tanti figli e definirli come il più bello, il più intelligente. Sono tutto insieme. Sono momenti, sono condizioni di vita, come in un viaggio. Sono quasi quarant’anni di viaggi. È una ricerca continua. Sono odori e profondità che la situazione emotiva ti permette di vivere con il cuore come persona, come un angelo, come un diavolo, come l'inferno, il cielo, il mare e l’infinito. Le mie opere sono tutto questo. Non riuscirei mai a capire e descrivere i miei lavori. Si sentono, come si sente il vento che entra dalla mia finestra, il caldo, il tepore,  il freddo. Continuo a camminare in questo spazio, in questa cavità, in questa grotta che mi copre. Così non ho più niente da dire. È difficile descrivere qualcosa di profondamente tuo, o mio, o di voi. Sono solo sogni, vita. Sono momenti di tristezza, di dolore, la descrizione di qualcosa. È come una scala infinita che non si riesce mai a scalare completamente.







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