n. 1 marzo 2026

UN INCONTRO CON MEI SUK LEUNG
Assunta Sabini Preziosi e Claudio Balducci

                                             
Ogni tanto vado alla biblioteca Lazzerini non tanto per prendere libri in prestito, quanto per ricercare qualcosa di insolito che  possa stimolare la  mia immaginazione. Domenica scorsa ho trovato un’amica - Assunta - e,  insieme, abbiamo notato una mostra nei corridoi della biblioteca: tanti disegni e qualche pittura. Sono decisamente belli e insoliti. Nei pressi c’era una donna orientale, sembrava cinese e curiosi ci avvicinammo. La donna, di circa 60 anni, minuta e vivace, vestita in modo un po’ dimesso, con indosso una vivace felpa rossa, aveva i capelli grigi legati a codine. Stava ferma come in attesa di qualcosa: è l’artista Mei Suk Leung e ci fermammo a parlare un po’ con lei.














Presi la palla al balzo per parlare il cinese, che ho studiato un pochino’: “Ni hao?” 
Lei mi risponse in italiano: “buongiorno” e poi mi chiese se parlassi l’inglese.   “Certo” -  risposi. 
Continuiammo a parlare alternando l’italiano all’inglese, sua seconda madre lingua.

Con Assunta eravamo molto curiosi di saperne di più su di lei e sulla sua vita.

C.:  in Cina abitavi con la tua famiglia o vivevi da sola?
S.: Non sono cinese, vengo da Hong Kong, era colonia inglese anche se oggi non lo è più. Sì abitavo con la mia famiglia.











C.: che studi hai fatto?
M. S.: Ho studiato come maestra per la scuola secondaria di primo grado e anche come segretaria e per un periodo ho studiato e lavorato insieme.
C.: a che età sei partita da Hong Kong?
M. S.:  Avevo 32 anni e in un primo tempo sono andata in Canada, sono stata lì  sette/otto anni e poi sono venuta in Italia.
C.: Sei stata anche in altri paesi europei?
M. S.: Si sono stata in Olanda, Belgio e Germania. Adesso però vivo qui da molti anni.
C.: lavori qui?
M. S.: non ho lavoro
A.:  ma hai un posto dove dormire?
M. S.: no! non so mai la mattina dove andrò a dormire la sera. Sono 20 anni che vivo senza fissa dimora. La mattina devo cercare il posto per la sera ed è molto difficile: cerco nelle chiese, preti, suore... tutti mi chiudono la porta in faccia… Se non trovo, vado a dormire alla stazione, o al pronto soccorso, allo stadio, ma non mi metto per terra, mi addormento seduta da qualche parte. Questa sera devo andare a Pistoia, se faccio presto ho un posto dove dormire, altrimenti, se perdo l’autobus, mi devo arrangiare qui. 
A.: come mai sei senza fissa dimora?
S.: Quando ho finito di disegnare il Duomo di Firenze ero molto ammalata e allora ho perso tutto. Mi sono trovata in mezzo alla strada. Ho perso tutto in Italia. Ho lavorato tanto per venire qua, per imparare la cultura, l’arte. Pensavo di restare qui per un po’ di tempo e imparare la lingua e un po’ la cultura, in particolare a Firenze che è la patria dell’arte rinascimentale. E invece ho avuto questa brutta esperienza: dopo un po’ che ho cominciato il Duomo di Firenze è cominciata la malattia. Ero così tanto ammalata di dermatite atopica che ne sono quasi morta: una grande sofferenza fisica, la pelle mi si apriva a sangue e avevo  le gambe gonfie e violacee, non capivo perché, ho anche pensato di uccidermi.  Sono convinta che sia stato un attacco spirituale, perché il mio lavoro è ispirato da Dio. 


















Con la medicina classica non sono riusciti a guarirmi, sono stata anche a Bologna in ospedale;  poi con la medicina cinese e con l’agopuntura un po’ alla volta sono stata meglio. Ora soffro sempre di allergie e devo sempre stare attenta alla mia salute e cercare posti puliti dove dormire. Ho sofferto anche di malattia mentale, sono dovuta andare da uno psichiatra. Ora fortunatamente sto bene, ma in passato ho avuto la tentazione di uccidermi per due volte. Ho anche l’artrosi, la mia schiena risulta invecchiata di dieci anni rispetto alla mia età, a causa dei pesi che ho portato addosso, non ho valigie e quindi devo caricarmi addosso tutti i miei pochi averi.
C.:  Conosci “Casa Renato”?
M. S.:  si è un dormitorio ma io non ci posso andare, i dormitori per gli Homeless non sono adatti per chi, come me ha una forte allergia, devo stare in un ambiente pulito. Sono andata tanto tempo fa in un dormitorio a Firenze, e sembrava tutto a posto, ho dormito da sola in un letto ma  mi sono presa la scabbia... Ho bisogno di una stanza singola  e senza contaminazioni.
 A.:  Come mai sei rimasta a Firenze?
 M. S.: per due motivi: mi piace molto l’arte rinascimentale, e essendo assolutamente senza soldi e con limitazioni fisiche, mi sembrava di fare un salto nel buio abbandonando un paese nel quale in qualche modo trovo da sopravvivere anche nelle mie condizioni.

C.: Quando fai un disegno ti immedesimi in quello che fai, come per esempio le persone malate, ti senti diversa dentro? 
M. S.: si, a ogni dipinto o paesaggio mi sento diversa, sento dentro di me un sentimento differente. Voglio che le persone che li guardano sentano quello che io ho voluto esprimere.
C .: ⁠Qui vedo varie rappresentazioni del Davide, solo una rispecchia il modello, negli altri casi hai portato delle variazioni: qui è perplesso, qui è orgoglioso, sta pensando, è arrabbiato…
M. S.: in quel momento l’ho sentito così, il mio sentimento, quando lavoro, entra automaticamente.
C.: Quale hai fatto prima?
S.:⁠ ⁠il primo Davide è questo dove parto dal basso con realismo e termino in alto con la luce

















C.:⁠ ⁠perché c’è molta luce? Cosa vuoi dire?
M- S.: perché questa luce è la Gloria di Dio. Io sto parlando della storia di Davide e di Dio. Davide era un ragazzo quando ha ucciso il gigante Golia. Nessuno ne era capace. Davide stesso non aveva esperienza di guerra. Ha usato solo una pietra e l’ha scagliata nel punto preciso, un punto che ha ucciso Golia. Lui è stato guidato da Dio, un miracolo, un mistero. La sua era una missione voluta da Dio. Anche questo disegno è molto misterioso: la testa è piena di luce perché è la Gloria di Dio che si rispecchia in lui.
In questo lavoro è possibile anche vedere Davide camminare, sebbene le gambe non siano dipinte completamente, ma se guardiamo attentamente possiamo vederlo avanzare: era lo Spirito che ispirava Davide. Il corpo è umano ma la testa è lo Spirito. 
Non ho pensato io come farlo, sono stata ispirata a farlo così. Questo è stato il primo lavoro nel 97.

Nell’ambiente dell’esposizione c’è una piccola vetrina dove sono esposte alcune sue foto di età diversa e ce n’era una di lei appena arrivata, giovanissima, che stava disegnando all’Accademia

M. S.: Quando sono arrivata a Firenze sono entrata gratuitamente alla galleria dell’Accademia, ho fatto la fila 2 ore per entrare, solo per vedere. Sono tornata e ho lavorato in segreto per paura che mi buttassero fuori. Ho portato carta e matita. Non ho chiesto il permesso: il braccio e la pancia erano il mio cavalletto. Ho lavorato solo con la matita;  sono stata ispirata, pensavo di fare una prova ed è venuto fuori questo! non so come sia venuto così, anche questo è un miracolo.

Tra le altre foto, una attirò la nostra attenzione, era di grande formato e la ritraeva a 32 anni, prima di partire da Hong Kong. Ci raccontò che a quell’epoca era sana, senza problemi n’è malattia.

 A.:⁠ ⁠perché sei andata via da Hong Kong?
M. S.: Lavoravo come segretaria presso un avvocato, un lavoro molto pesante, tanto stress, tutti i giorni sempre nell’urgenza. Non c’era tempo per fare colazione, non c’era tempo per il pranzo, quando tornavo a casa, la sera alle dieci o alle undici cenavo e di corsa a letto. Così per anni. Sono anche svenuta in ufficio. Sentivo tanto dolore allo stomaco. Anche andare alla toilette era complicato, venivano subito a bussare alla porta, a dirmi di sbrigarmi perché dovevo lavorare. Il sabato e la domenica dormivo sul divano in ufficio, non potevo andare a casa. Lo stomaco ne ha risentito moltissimo. Il mio medico mi ha detto che se non cambiavo stile di vita avrei dovuto operarmi. Io ho avuto paura di non poter più mangiare normale. Per la mia salute dovevo andare via da Hong Kong. In questa città la mente non può riposare e neanche il corpo.

A.: Non potevi cambiare lavoro?
M- S.: No, se sai fare la segretaria per gli avvocati, puoi fare solo quello e non cambia niente. Sai come cammina la gente a Hong Kong? (mima una persona che a testa bassa cammina così in fretta che sembra correre). La gente non sa camminare normale, in realtà corre. Nel lavoro non si può lasciare nulla a metà, ogni sera bisogna completare, completare... impossibile riposare perciò non c’è tempo per mangiare, neanche 5 minuti, non si può davvero. 

A.: adesso come stai con lo stomaco?
M. S.: Ho sempre problemi col cibo, mangio solo vegano, molti cibi non posso più mangiarli.

C.: raccontaci un po’ cosa è successo quando che disegnavi il Duomo di Firenze. Questo è uno dei tuoi primi lavori, dà un idea di forza, di solidità, di stabilità, ma tu non puoi farlo vivere come hai fatto vivere le statue del Davide perché il Duomo non è una persona...

M. S.: non è una persona? E tu non vedi che c’è la vita dentro? Tu la non senti?
C.:  c’è la tua vita ma non la sua…
M. S.:  ogni quadro ha la sua vita, ogni persona ha la sua espressione, anche un monumento deve avere vita, ed è qui io ho fatto un grande lavoro: se tu ti  metti davanti al campanile di Giotto, non vedi il lato della chiesa, ne vedi poco. Io mi sono mossa un passo alla volta, l’ho fatto muovere, l’ho piegato in modo tale da far vedere parti che dal vero non si possono vedere, ho cambiato la prospettiva per donare tutta la visuale. Inoltre il Duomo è pieno di figure umane...
Io, come artista devo modificare la realtà per farvi vedere! il monumento non cambia, è marmo! Io devo muoverlo e cambiare la prospettiva per dare questa immagine. La cosa strana che mi è successa è che ho cominciato il campanile dall’alto, non ho cominciato dal basso come si fa di solito.
A.: È un grande lavoro, quanto tempo ci hai messo per farlo?
M. S.: Ci ho messo 3 anni per finirlo ma intanto che lo facevo mi sono ammalata gravemente. Per disegnarlo dovevo andare a vederlo tutti i giorni.  Ogni giorno in piedi 12-15 ore, senza cavalletto e senza sedia, bevendo molto poco perché non potevo andare alla toilette, mangiavo poco e non potevo lasciare le mie cose sulla strada, è vietato in Italia. Ho visto gli artisti mettere il cavalletto e la sedia, anch’io ho fatto la domanda ma non mi hanno autorizzato e non avevo i soldi per pagare il suolo pubblico. Dovevo per forza stare in piedi. Ho provato a disegnare accoccolata ma non va bene per la prospettiva. La bellezza vuole che tu stia in piedi.. 
Disegnavo appoggiando il foglio sulla pancia e sul braccio. Ho fatto questo per tre anni. È stato un grande sacrificio ma volevo fare un buon lavoro, come essere quasi perfetta, quasi!
Anche la carta l’ho fatta io, è una scultura e una carta insieme, una tecnica nuova. Ho comprato una carta di cotone 100% senza acido, ho levato i contorni esterni e fatto dei piccoli pezzi che ho incollato sul foglio stesso dandogli spessore come una scultura, per avere una superficie più granulosa ma anche più morbida e poi ci ho disegnato sopra e a volte ho tolto a volte ho aggiunto altra carta. Ho ridisegnato milioni di volte lo stesso tratto. E intanto è cominciata la malattia grave. 

A.: Come ti senti quando dipingi un quadro?
M. S.: Mi sento molto meglio quando dipingo, mi sento diversa, trasformata, fa parte della mia natura, è la mia vita. Non disegno per soldi ma per essere me stessa. La perfezione nella vita non esiste, però quando dipingo mi sento serena e in armonia, in pace, mi sento dentro la perfezione.
C.: E  quando dipingi qualcosa di forte, di ben strutturato come il Duomo di Firenze o come il Davide? Tu hai fatto anche disegni di persone ammalate, ti senti diversa in base ai soggetti che dipingi?
S.:. Si quando dipingo queste opere grandiose come il Duomo di Firenze o il Davide di Michelangelo mi sento più forte e più solida


















A.: infatti, come detto, hai dipinto il Davide con tante espressioni e sentimenti diversi…
M. S.: infatti non dipingo le cose come sono ma le interpreto, voglio dipingere le loro emozioni, voglio metterci dentro la vita, il vissuto. Voglio rappresentare tutta la vita di Davide. Io non li vedo come oggetti ma come figli miei: io sono la loro madre.









Link al sito di Mei Suk Leung
www.leungmeisuk.com


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