n. 1 marzo 2026

BELLO

Assunta Sabina Preziosi


Qualche tempo fa parlando con l’amico Ignazio ci siamo trovati a disquisire su che cosa significa “Bello”.

Sicuramente va tenuto conto che, come dice un noto proverbio, “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace!” quindi parliamo di un sentire personalissimo e che muove sensazioni e vissuti che sono sempre presenti in noi. Non è un caso che ogni artista porti nella sua opera il suo personalissimo mondo. Forse anche per questo quando qualcuno apprezza le opere create e se le compra, conferma la bellezza, la pienezza, la grandezza di quel mondo di cui partecipa attraverso quell’opera.

























Personalmente ritengo che opere create secoli fa siano ancora bellissime e comunicative. Certo qui entriamo nel campo del personale e sensibile, eppure trovo ancora meravigliosi Giotto, Leonardo, Botticelli, Il Beato Angelico, Van Gogh, Klimt, Kandinski, Klee, Picasso, Dalì, Banski, Maestre e Fresu, e Cecilia e l’amatissimo Folon e tutti gli altri che hanno mosso la mia sensibilità, che mi hanno dato un’emozione, che hanno parlato al mio cuore, al mio senso della bellezza.   Ricordo con struggente emozione le opere di Goya che ho avuto la fortuna di vedere a Madrid al museo del Prado. L’incarnato e gli occhi della Maya desnuda, la sua posa sensuale e provocatoria e  la leggerissima differenza con la Maya vestida, forse ancora più intrigante della prima.














O la fucilazione del 3 maggio….

O la giornata che ho passato al Metropolitan a New York…. (troppa roba, tutta insieme e troppe emozioni in fila!!!)

O l’Hamburger Bahnhof il principale museo d’arte contemporanea di Berlino dal quale sono scappata via piangendo… (Chissà cosa è successo in quella ex-stazione ferroviaria di sconvolgente).































E non dimentico certo di essermi seduta sulla panchina di Folon a Forte Belvedere a Firenze  accanto al lettore di libri e insieme abbiamo guardato l’infinito!!!La scultura mi parla di meno (a parte quella di Folon), devo dire, però apprezzo tanto la Forma squadrata con taglio” di Moore e ultimamente sono andata a Prato a vedere la scultura di Giò Pomodoro

dedicata a Pablo Neruda dal titolo “Isla Negra” e sono rimasta presa dalla profondità e dal modo in cui quella pietra forte e potente riesce a dare un senso di leggerezza e di apertura e mi ha fatto venire voglia di sedermi sopra e parlare con lei.











Certo il concetto di bello si è evoluto ed è cambiato nei secoli, ultimamente poi, con la velocità a cui va il nostro mondo, bastano pochi anni per cambiare completamente il panorama culturale nel quale un’opera si inserisce, cambiando le mode ciò che funzionava oggi domani non funziona più (Ahimè).

Forse il significato di “bello”  si è semplicemente ampliato, o forse è la nostra sensibilità che si è ampliata e che permette a nuove e diverse forme di creazioni di parlarci; forse l’essere bombardati continuamente da stimoli e informazioni diverse ha aperto in noi altri spazi sensibili o forse più semplicemente l’Intento dell’artista traluce nell’opera creata e nonostante tutto arriva a chi può percepirlo. Tutto è sempre legato a  quanto cuore, quanto sentimento l’artista ha infuso nella sua opera, a quanto desiderio, passione o rabbia ha partecipato alla creazione e forse in alcuni casi anche quanta mente, quanta razionalità ha disciplinato un istinto creativo che ha poi partorito un opera concettuale.

E ancora mi chiedo: Che cos’è la bellezza? In quanti modi diversi la possiamo declinare?

La discussione è aperta…..


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