Editoriale

 


  L’OMBRA DEL SILENZIO ROTTA DA UN CERCHIO
Claudio Balducci

Quale fu la zona d’ombra di Vincent Van Gogh? Lui stesso, l’intera sua vita fu zona d’ombra.


Se Vincent si suicidò, Franz Kafka morì di fame a 37 anni. Cercava il suo tempo, fuggiva i suoi lavori, anche importanti, per scrivere. Scriveva e stava nell’ombra.


La zona d’ombra non avvolge solo gli artisti. I lavori del frate agostiniano Mendel furono scoperti dopo la sua morte e oggi è considerato il fondatore della genetica. Anche lui visse nella zona d’ombra.


Anche mio nonno visse nell’ombra. Non ha scoperto le leggi dell’ereditarietà e neanche ha dipinto quadri famosi. Ha fatto la grande guerra ed è stato il primo ferito italiano. Ha portato avanti una famiglia di otto figli senza aver avuto né padre né madre dal momento della nascita. Viveva nell’ombra con umiltà e anch’io lo sottovalutavo, ma chissà perché è proprio a lui che ho continuato a pensare, alla sua ombra, al suo silenzio come se il messaggio stesse proprio lì dentro, in quel lato oscuro dell’esistere umano.


Ecco un amico chiassoso, uno che tiene banco. Un vincente? Dov’è la sua zona d’ombra?

Quando il clima è diverso lo vedi sperduto, costretto a un silenzio nel quale non sa stare. Cosa nasconde il silenzio di un uomo chiassoso?


Il leone vincente è sempre vincente finché non invecchia. Il leone perdente è sempre nell’ombra finché non trova la morte. Nessuno lo scoprirà.


Se dovessi dire cosa mi ha lasciato la lunga esperienza del 68, la ridurrei ad un cerchio. Fu come uno spartiacque. Prima c’era l’informe, l’informale. C’era la goliardia, c’era il bar e le parole che vanno, chi parla tanto e chi parla poco. Una misura di forza. Niente a che fare con il sapere, con l’intelligenza, con la creatività, ma con il sentire di sé, con l’autoaffermazione, con una spontaneità che vive del silenzio degli altri.

Poi ci fu il cerchio, tutti dovevano parlare, anche quelli che credevano di non avere parole. Il tempo uguale, la divisione del tempo come pratica di giustizia. Cosa immane, l’impensabile. Il pensiero si liberava, il pensiero usciva dall’ombra e le cose più nuove salivano al cielo dalla bocca di coloro che sempre avevan taciuto. Il cerchio dette forma alla società, creò la società, inventò il futuro.


Forse se riusciamo a dar la parola a coloro che stanno nell’ombra ci racconteranno i mondi che vi stanno nascosti, più ricchi delle luci che ci abbagliano, più veri del suono della grancassa, più autentici di ciò che appare e nasconde un silenzio più oscuro dell’ombra stessa. Forse basta anche poco, basta un cerchio, una modesta distribuzione del tempo.