Scuola
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Sandra Cocchi
I proff sono pieni di carte. Oggi come mai. Sono costretti a produrne di continuo.
Così le ritagliano, piegano, classificano in cartelline spesso trasparenti, talvolta colorate.
Le stipano nei cassetti personali, in cassetti presi al volo a colleghi trasferiti, negli armadietti di classe e di dipartimento, nei laboratori.
Le dimenticano, le seminano sulle fotocopiatrici, surriscaldate e spesso fuori uso per lo stress provocato dalla riproduzione.
Nella scuola infatti si producono e riproducono progetti, programmi, compiti, articoli, testi.
Fra i docenti passano di mano articoli interessanti, relazioni ben riuscite, programmi da confrontare, documenti da discutere, sfoghi personali, calendari di impegni, date da ricordare per appuntamenti culturali, sociali, ...
Chilometri di parole subiti da stoici-attivi, alla continua ricerca di tecniche di sopravvivenza da apprendere con eroica rassegnazione.
Così termini quali chiavetta USB, pen drive, floppy, e-mail, web, circolano fra insegnanti ormai divenuti tecnici navigati.
È una realtà arcaica quella dei docenti con l'occhio sbarrato per le difficoltà di compilazione dei form per gli scrutini elettronici. Se un tempo eravamo “Telemaco”, oggi siamo tutti telematici e i buchi nell'orario, una volta oggetto di liti e musi lunghi con i colleghi dell'orario, oggi sono occasioni per navigazioni e arrembaggi sui pc messi a disposizione dalla scuola.
Qualcuno ancora resiste, qualcuno si diverte a sabotare, qualcuno si sente inadeguato, qualcuno cerca disperatamente di ricordare le password personali, qualcuno si incavola perché costretto ad usare Ubuntu invece di Windows, qualcuno si incavola per cavoli suoi.
Però tutti imparano.
Perché gli insegnanti sanno sulla loro pelle che nella vita non si finisce mai di imparare.
E così, dopo aver salvato l'ennesimo file word, cercano l'icona “stampa” dando vita a nuova carta (tanta, visto che di norma non trovano l'opzione per stampare la selezione e quindi stampano tutto) da conservare, archiviare, classificare, scambiare, stipare nei tanti cassetti in cui racchiudono il loro fare ed essere scuola.